Associazione Italiana Sommeliers
Delegazione di Cremona

DEGUSTAZIONE:
"Montepulciano"
con Daniel Thomases

2 marzo 2004

Albergo "Ponte di Rialto" - Crema

Per molti dei partecipanti alla serata, il "Ponte di Rialto" è ormai una seconda casa. Molti degli eventi organizzati dalla sempre più brillante Delfina Piana si tengono su questo "palcoscenico". La rappresentazione in programma la sera di martedì 2 Marzo, ha visto all'opera due grandissimi protagonisti: Daniel Thomases e il montepulciano. La regia di Delfina, coadiuvata da quelli che potremmo ormai, a buona ragione, definire i "Delfina's Boys" (per la serata erano di servizio Silvia Camozzi, Giorgio Villa, Mauro Piazza, Danilo Mainardi, Paolo Grossi e Daniela Guaragni), ha definitivamente consacrato l'evento.
Avevamo già incontrato Daniel Thomases sempre su questo palcoscenico un anno fa. Con lui allora c'era lo Syrah. Alcuni di noi lo hanno ritrovato, come lui stesso ha ricordato ad inizio serata, a San Casciano Val di Pesa in occasione dell'annuale gita della delegazione di Cremona, che per l'occasione aveva come meta la zona del Chianti Classico.
Nell'autunno scorso nasce l'idea di una serata sul montepulciano ed eccoci qui.
Daniel davanti ad una platea che, a conferma della bontà delle scelte di Delfina in tema di programmazione, è sempre molto numerosa e attenta, comincia a raccontare.
Il montepulciano, originariamente ed erroneamente assimilato, al sangiovese è coltivato prevalentemente nel centro Italia, lungo la parte orientale della dorsale appenninica a poca distanza dal mare e, molto più limitatamente, in Umbria e Toscana. È un'uva che, anche quando è coltivata senza molte attenzioni e con rese molto alte, dà vini molto colorati e di elevata gradazione. Per queste sue caratteristiche, in passato era prevalentemente utilizzata come uva per vino da "taglio". Cominciamo a trovare il montepulciano a partire da Ancona nella zona del Conero attraversando via via l'Abruzzo e il Molise, dove ha quasi monopolizzato l'intera produzione di vini rossi, fino alla parte settentrionale della Puglia. Lo sviluppo economico di queste zone è stato fino ad un recente passato abbastanza modesto e quanto già detto sulle caratteristiche di questo vitigno lo hanno messo, fino a poco tempo fa, in secondo piano. La riscoperta del montepulciano è cosa recente, degli ultimi quindici, venti anni, nobilitata recentemente dal riconoscimento di una DOCG, il Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane. I vini di oggi hanno grandi profumi, soprattutto di frutta rossa matura, bella mineralità e bella speziatura oltre, in molti casi ad una certa sapidità legata spesso alla vicinanza delle vigne al mare. Più di altri vitigni, afferma Thomases nel corso della serata, il montepulciano ha bisogno del legno per sprigionare il suoi aromi e la sua complessità.

Il primo vino della serata è il Montepulciano d'Abruzzo DOC della Fattoria Bruno Nicodemi dei Colli Venia, prodotto con montepulciano in purezza. La zona di produzione, in provincia di Teramo, è vicina al mare. Abbiamo quindi un clima più mite che nella circostanza porta un ciclo vegetativo più lungo ed una maturazione migliore delle uve ad ottobre inoltrato. È il vino base della loro produzione che ha trovato nel 2001, in degustazione, un'annata molto positiva. Ottimi colori, molto frutto, un po' di legno e una bella speziatura. È un vino di facile beva. Il titolo alcolometrico è del 13%.

Dall'Abruzzo all'Umbria dove troviamo il Torre Maggiore della Fattoria "Le Poggette". Siamo a Montecastrilli nella provincia di Terni. Qui il clima rispetto alla costa adriatica è sicuramente più fresco e le uve hanno una maturazione più lenta. Fino a poco tempo fa era raro trovare il montepulciano in questa zona. Quello in degustazione è un IGT del 1999 con un tenore alcolico del 14%, realizzato con montepulciano in purezza il cui affinamento avviene in legno piccolo, ma non piccolissimo da 400/500 litri. Profumi speziati e tabacco a cui seguono al gusto rotondità e dolcezza ed una buona lunghezza. La leggera tannicità lascia intravedere ottime possibilità di invecchiamento.

È una piccola azienda quella che produce il Rosso Conero "Fibbio" DOC nell'area vitivinicola immediatamente a sud di Ancona. Questa dove Lanari produce i suoi vini è la zona più settentrionale dove viene coltivato il montepulciano. Il Conero è uno sperone di roccia calcarea che regala ai suoi vini, fra cui questo montepulciano in purezza del 2001, terzo vino della serata, grandi profumi: vaniglia, chiodi di garofano, frutta rossa matura. Spiccano al gusto mineralità e sapidità che gli derivano dal terreno e dalla vicinanza al mare. Due anni di invecchiamento, 14% di alcol ed una grande concentrazione offrono a questo vino, già pronto, buone possibilità di invecchiamento.

Ci spostiamo ora dal Conero alla Val di Cornia, vicino alla costa tirrenica, in Toscana. In questa zona, che Daniel Thomases definisce la migliore della costa Toscana, con terreni metalliferi, sabbie e argille, la famiglia Ambrosini, di origine marchigiana, produce questo Riflesso Antico IGT. Ha un colore bellissimo, questo montepulciano, probabilmente l'unico vinificato in purezza in Toscana, profumi puliti e decisi e rispetto ai precedenti, maggiore tannicità. L'annata in degustazione è il 2000 e il titolo alcolometrico 14%.

Passiamo al quinto vino, il Rosso Piceno "Nero di Vite" dell'azienda "Le Caniette". Annata 2001 e 15% di alcol, questo vino spicca per struttura e potenza. È la prima selezione dell'azienda che si trova in provincia di Ascoli Piceno, fatta con montepulciano (70%) e sangiovese. Molto speziato al naso con note di talco mentolato è ancora molto giovane, con spiccate, forse troppo, note di legno. Tannini accentuati e una certa ruvidezza invitano all'invecchiamento.

Scendiamo quindi in Abruzzo dove ritroviamo un altro montepulciano in purezza della Fattoria "La Valentina" di Spoltore in Provincia di Pescara. Questo Montepulciano d'Abruzzo "Bellovedere" DOC, nel quale troviamo la mano di uno dei migliori enologi italiani (D'Attoma), è anche in questo caso la migliore selezione aziendale. Ci troviamo, come sottolinea Daniel, davanti a qualcosa di veramente notevole per quanto riguarda profumi, intensità, potenza, concentrazione e ampiezza in bocca. Con il 14,5% di alcol questo 2000 si presenta con una leggera astringenza e spiccata tannicità, confermando che questo vino ha davanti a sé una lunghissima vita. Qui probabilmente abbiamo la conferma alle parole di Daniel Thomases che afferma come, a suo avviso, questo è il vitigno che dal punto di vista enologico riscatterà la parte adriatica del nostro paese.

Ritorniamo nelle Marche, che quest'anno saranno la meta della tradizionale gita della nostra delegazione cremonese, per il settimo vino. Azienda di dimensioni importanti, Saladini Pilastri produce questo Rosso Piceno Superiore "Vigna Monteprandone", a noi proposto dell'annata 2001. Dalle parole di Daniel Thomases, questo è un vino che negli ultimi anni ha rappresentato una delle migliori espressioni di montepulciano. Un po' meno concentrato del precedente, ma più elegante e più pronto. Qui il nostro vitigno è, come nel Nero di Vite, abbinato al Sangiovese. Ritroviamo comunque un buona tannicità e una notevole lunghezza al palato. Un vino equilibrato con 14,5 di gradazione alcolica.

L'ultimo vino della serata potrebbe essere definito una curiosità. Il Vespro dell'azienda Contrada Castelletta, per noi dell'annata 2001 è un taglio interessante tra montepulciano e syrah. Siamo nella Marca Fermana. Qui l'enologo Domenico D'Angelo "crea" questo vino che denuncia il 14% di gradazione alcolica. "Profumi pazzeschi (parole di Daniel) grande carnosità in bocca, tannini vellutati, grande potenza, lunghezza e concentrazione". In poche parole, un grande vino.

Era in programma di abbinare, a quest'ultimo, la degustazione di un nono vino, il Rosso degli Appiani dell'Azienda Agricola S. Giusto, ma un errore di spedizione ha fatto arrivare l'IGT Toscana San Giusto che è un sangiovese in purezza. Qualcuno di noi, per onor di cronaca, lo ha comunque assaggiato, ma non vi raccontiamo nulla, perché questa, in fondo, è tutta un'altra storia.

Clara Malvezzi e Marco Morlotti

 


 

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